Vangelo del Giorno

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 13,1-9.


In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici.
Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte?
No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.
O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme?
No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Disse anche questa parabola: «Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò.
Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno?
Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest'anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime
e vedremo se porterà frutto per l'avvenire; se no, lo taglierai».


Traduzione liturgica della Bibbia
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Commento di San Claudio La Colombière (1641-1682), gesuita
Il soggetto del nostro timore non deve essere il piccolo numero degli eletti, ma i peccati che ci impediscono di appartenere a questo numero. Non sarete condannati perché siete stati rimproverati, ma perché avete vissuto male. (...) Occorre temere, e sempre temere, ma di quel timore che porta saggezza, non di quello che porta ad arrendersi e a disperare. E' difficile mantenere gli uomini in una giusta attitudine. O non temono affatto, o temono troppo, o temono a sproposito. Arrivano al punto di stravaganza di temere che la loro disgrazia viene da Dio, sorgente di tutti i loro beni, che vuole la loro salvezza. Tutto quanto ha fatto non li ha ancora persuasi che non desidera altro che salvarli. Eppure è un articolo della fede che Dio vuole salvarci tutti e che possiamo salvarci tutti se lo vogliamo. Vediamo la porta del cielo, e se non la vedessimo, Dio non sarebbe ragionevole di comandarci di entrarvi. Noi vediamo, di più, benissimo, ciò che entra per questa porta e quanto occorre fare per entrarvi. Perciò, a chi tocca che ci entriamo? A Dio o a noi?

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